Aglianico

Dopo aver parlato la scossa settimana del Nebbiolo (trovi l'articolo qui), questa settimana tratteremo quello che può essere considerato, per le caratteristiche che andremo a scoprire più avanti, come un suo "fratello"; non è un caso infatti, che il vino prodotto dall'Aglianico venga chiamato da alcuni come il "Barolo del Sud", ed in questo articolo andremo a scoprirne il perché. 

Ian D'Agata, il maggiore esperto di vitigni autoctoni italiani, lo ha classificato tra i migliori tre vitigni italiani in assoluto. Ti abbiamo un po' incuriosito?

 

Aglianico: le origini del nome

Dell'Aglianico si parla, come confermano alcuni scritti, già dal XV secolo, ma le sue origini sembrano essere molto più antiche; alcuni studi convergono sul fatto che abbia origini greche, e che quindi possa risalire ai primi coloni Greci, intorno al VII-VI secolo a.C. Vi sono testimonianze, infatti, di resti di un antico torchio romano nell’area di Rionero in Vulture, in Basilicata, mentre vi sono riferimenti storico-letterari di Orazio che decantò la bellezza della natia Venosa e l’ottima qualità del vino.

Sul suo nome sono state elaborate diverse teorie, di cui tre sono le principali:

- La prima fa risalire il nome del vitigno all'antica città di Elea (Eleanico), una città sulla costa tirrenica della Campania, oggi Patrimonio dell'UNESCO.

- Una seconda la fa coincidere con il dominio aragonese del XV secolo, da una storpiatura della parola Ellenico, che si trasformò in Aglianico dalla storpiatura della doppia "elle" in spagnolo.

- Una terza versione, invece, sostiene che l'Aglianico sia il vino della "pianura"; aggiungendo al termine "llano", che in spagnolo vuol dire pianura, il suffisso latino "anicus", che significa appartenente a qualcosa, abbiamo questa terza ipotesi, tuttavia meno accreditata delle precedenti.

 

Caratteristiche dell'Aglianico: perché è il Barolo del Sud

L'Aglianico è un vitigno che per molti aspetti ricorda il Nebbiolo piemontese: entrambi sono uve dal germogliamento precoce e dalla maturazione tardiva (in alcune zone del Vulture la vendemmia può avvenire anche tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre), esponendosi quindi per un lunghissimo periodo alle più avverse condizioni climatiche, ed entrambe sono caratterizzate da elevata acidità e dal tannino vigoroso e ruvido, che lo portano a migliorare con il tempo, in quanto l'acidità si abbassa, il tannino si ammorbidisce e si integrano profumi terziari da invecchiamento come spezie e note fumé.

Di contro, l'Aglianico ha una tonalità di colore più intensa rispetto ad un vino da Nebbiolo e, a differenza del vitigno piemontese che dà il suo meglio nei suoli di marne calcaree, si esprime con i migliori risultati tra le colline dai suoli di origine vulcanica.

L'Aglianico è un vitigno che, per via delle caratteristiche dei suoi acini, trova il contesto ideale in un clima caldo ma resiste molto bene anche al freddo, non tollerando invece condizioni di siccità estrema. Oltre alla sua intensità di colore, l'acidità vibrante ed il tannino pronunciato, che lo rendono estremamente resistente al tempo, i vini Aglianico si distinguono in genere per profumi di more, amarene, erbe o sottobosco, una certa mineralità datagli specie dai suoli vulcanici, e note di terriccio, liquirizia, pepe nero, cioccolato e fumé nelle versioni invecchiate. 

 

I vini da Aglianico: le sue terre di elezione

L'Aglianico è un vitigno presente nel registro nazionale delle viti sono con due diverse varietà, l'Aglianico del Vulture, specifico della zona della Basilicata, e quello coltivato in Campania, in particolar modo tra le zone di Benevento ed Avellino. Seppur lo possiamo trovare coltivato un po' in tutte le regioni del Sud Italia, come abbiamo anticipato prima, è nei suoli vulcanici dove originano molte delle sue espressioni migliori, come il Vulture e l'Irpinia, ma anche il Taburno.

- Aglianico del Vulture: qui il vino rosso del Vulture viene ottenuto su un suolo segnato da un vulcano spento, il Vulture, che ne ha arricchito le rocce tufacee ed argillose, donando una stupenda mineralità. Qui la viticoltura è di collina se non quasi di montagna, si va da altitudini di 200 metri sopra il livello del mare fino a ben 700 metri, fissate rigorosamente nel disciplinare in quanto uno dei fattori determinanti nella qualità del vino. L'Aglianico del Vulture DOC matura per almeno un anno prima di poter essere commercializzato, e due per la Riserva; si usa maggiormente un affinamento in botte, per raggiungere una maggiore complessità.

- Aglianico dell'Irpinia, il Taurasi: anche in Irpinia il suolo è stato segnato dalla matrice vulcanica, grazie agli strati di lava che hanno nel tempo arricchito i suoli di questo lembo di terra di Avellino. Il Taurasi DOCG (che prende il nome da un omonimo comune), a differenza dell'Aglianico del Vulture può essere ottenuto anche da un'aggiunta di altri vitigni autoctoni campani, fino ad un massimo del 15%, testimoniando la tradizionalità del blending dei vignaioli campani. Il Taurasi deve maturare per almeno 3 anni, di cui 1 in botti di legno, prima di poter essere messo in commercio, ed almeno 4 anni, di cui minimo 18 mesi in botti di legno, nel caso del Taurasi Riserva.

- Aglianico del Taburno: è l'unica delle tre zone di eccellenza a non essere di origine vulcanica, qui il suolo è maggiormente caratterizzato da marna. Il vino, prodotto come rosso "base", Riserva e Rosato, affina per un minimo di 2 anni prima di essere commercializzato, che si prolungano a 3, di cui almeno 12 mesi in botti di legno ed altri 6 in bottiglia, nel caso della Riserva.

 

Aglianico: gli abbinamenti

Chiudiamo infine con alcuni consigli di abbinamento con i vini tipici di questa varietà di uva. Qui dobbiamo tenere a mente che l'Aglianico è un vino rosso che ha due caratteristiche principali: elevata acidità e tannino importante.  Con la sua elevata acidità può accompagnare benissimo piatti dalla tendenza dolce e grassa, come la carne rossa o la selvaggina; il suo tipico tannino vigoroso, invece, diventa partner ideale di un cibo untuoso, di un sugo saporito, in modo tale che la sensazione di astringenza lasciata dai tannini sia assorbita dal succo o dall'unto.

 

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