Saké

Il Sakè è una bevanda alcolica tipica della tradizione giapponese, viene ottenuta dalla fermentazione di riso; in realtà, a voler essere precisi, la traduzione italiana di sake sarebbe "bevanda alcolica", mentre il termine più adatto per la sua identificazione sarebbe Nihon-shu. Il Sakè vanta una storia millenaria, è profondamente legata alla cultura del Giappone, combina anche quello che è l’alimento nazionale più famoso: il riso. Contrariamente al vino, il cui stile dipende largamente dalla varietà di uva che andrà a fermentare, per il Sakè, nonostante esistano tantissime tipologie, il riso non è l’elemento principale che va a determinare lo stile di uno rispetto ad un altro.

Il primo fattore da indagare in un Sakè consiste nella levigatura del chicco, ossia quanta percentuale del chicco di riso rimane al termine dello stesso processo: questo processo, chiamato anche sbramatura, effettuato oggi attraverso appositi macchinari, riduce i grassi indesiderati, proteine e minerali presenti nella parte più esterna del chicco, evidenziando maggiormente la componente interna, in cui è presente prevalentemente amido. In buona sostanza, se si cerca un sakè più aromatico è consigliabile acquistarne uno con un’alta percentuale di levigatura, in cui la muffa koji e i lieviti riescono a lavorare di più il chicco e ad ottenere quindi una maggiore aromaticità, mentre se si cerca uno dai profumi più neutri è necessario un prodotto i cui chicchi abbiano subito una bassa sbramatura.

In base al livello di raffinazione del riso, e ad altre variabili, possiamo trovare svariate classificazioni, te le presentiamo qui sotto:

  • Junmai (traduzione giapponese di riso puro) indica che l’alcol proviene solo da fermentazione naturale; se non si trova questa dicitura in etichetta vorrà dire che il prodotto contiene un’aggiunta di alcol. In questa categoria non è stabilito un livello di levigatura minimo, anche se generalmente hanno una levigatura media del 70%; questa tipologia si caratterizza, piuttosto che per la sua aromaticità, per una persistenza di gusto.
  • Futsushu, è la categoria più diffusa, rappresenta l’equivalente del “sakè da tavola”; i prodotti così etichettati per diversi motivi non rispettano i disciplinari delle altre categorie.
  • Honjozo, è una categoria per cui è richiesta una levigatura minima del 70%, viene prodotto con una leggera aggiunta di alcol, che all’aromaticità data dal livello di sbramatura aggiunge corpo e fragranza.
  • Ginjo e Daiginjo: rappresentano delle categorie premium in cui viene aggiunto alcol a fine fermentazione; per queste categorie, il riso deve essere pregiato e levigato rispettivamente fino al 60% e al 50%.
  • Nama, indica un sakè non pastorizzato; in particolare, se si trova in aggiunta la menzione “Zume” vuol dire che il prodotto è stato pastorizzato una volta a fine fermentazione, prima di essere imbottigliato, invece la menzione aggiuntiva “Chozo” indica invece che è pastorizzato in bottiglia.
  • Nigori, indica un sakè torbido, con i residui presenti.
  • Taru, specifica che il sakè è stato affinato in botti.
  • Shinsu rappresenta il primo sakè della stagione.
  • Kijoshu, indica che è ottenuto con l’aggiunta di altro sakè per diluirlo.
  • Happo-shu, è un sakè frizzante.
  • Muroka, indica un prodotto non filtrato.
  • Genshu, rappresenta un sakè ottenuta senza alcuna diluizione.
  • Koshu, indica che si tratta di un sakè invecchiato
  • Bihappo-shu, infine, è un sakè leggermente frizzante.

Ora che hai scoperto tutte le diverse sfumature che può assumere un sakè, scegli dalla nostra selezione quello che più ti incuriosisce.

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