Supertuscan

Quella dei grandi vini rossi di Bolgheri, conosciuti come Supertuscan, è una storia fatta di visione e lungimiranza, mista ad una profonda passione per il proprio territorio. Era un periodo, quello che coincise con la nascita dei Super tuscan, dove il Brunello di Montalcino non era ancora esploso ed il Chianti Classico stava soffrendo un po' di crisi d'immagine, creando l'esigenza di alcuni viticoltori toscani di sperimentare qualcosa di nuovo.

L'epoca dei Supertuscan nacque in origine nel 1968, con il primo "taglio bordolese" made in Toscana, ideato dalla cantina San Felice da un blend di uve Pugnitello, una varietà antica della Toscana centrale, con Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot, affinando il vino in barrique per 24 mesi. Se questo fu cronologicamente il primo Supertuscan, il mito del grande rosso toscano si creò senza dubbio con il Sassicaia

Il grande Supertuscan, un vino rosso ottenuto da un blend dominato dal Cabernet Sauvignon sul Cabernet Franc, che deve il suo nome proprio al vigneto di origine, Sassicaia, situato nel comune di Bolgheri, e venne ideato dal Marchese Mario Incisa della Rocchetta con il contributo del leggendario enologo Giacomo Tachis, che a Bordeaux aveva studiato da Peynaud. Il marchese, nel corso dei diversi viaggi fatti dall'amico Barone di Rothschild, notò la straordinaria somiglianza morfologica tra le Graves (che significa appunto ghiaia) di Bordeaux ed il suo vigneto ghiaioso Sassicaia, al punto da decidere di piantare i vitigni bordolesi.

In quell'epoca questo blend non poteva avvalersi di alcuna denominazione in quanto non previsto da alcun disciplinare, quindi venne lanciato, con la prima ad uscire l'annata '68, come vino da tavola. Precedentemente utilizzato come "vino di famiglia" nelle Tenute San Guido, venne commercializzato solo dopo 20 anni, quando si resero conto della straordinaria finezza raggiunta da questo vino di Bolgheri.

Inizialmente ebbe pareri molto negativi dalla critica e dal pubblico, che non avevano percepito la straordinarietà di questo vino di Bolgheri, che necessitava di decenni per mostrarsi; il Marchese però continuò a produrre credendo fermamente nei suoi vini fino a ché non avvenne la svolta. Nel 1978 Hugh Johnson, una sorta profeta della critica internazionale enologica in quel tempo, aggiunse il Sassicaia ad una degustazione alla cieca della nota rivista Decanter, in cui erano stati selezionati i migliori 33 Cabernet al mondo; con grande sorpresa vinse proprio il Sassicaia, consacrandolo al mito.

La storia dei Supertuscans continua con il Tignanello, con la creazione di un vino nel 1975 da uve Sangiovese e Cabernet Sauvignon, ispirato sempre da Giacomo Tachis in collaborazione con Piero Antinori dell'omonima tenuta, il quale fu responsabile enologico della cantina fino al 1993; la sua rivoluzione qui fu quella di fare vini da invecchiamento, al livello dei bordolesi, a partire da un'uva autoctona come il Sangiovese, rivedendo le potenzialità del vitigno, con effetti in tutta la produzione di vini toscani (da lì a poco il disciplinare del Chianti Classico introdusse la possibilità di creare il vino da uve Sangiovese in purezza).

Oggi i Supertuscan, a partire dal 1994, godono di una propria denominazione, quella del Bolgheri DOC. I supertuscans sono vini di grandi sfaccettature, forti, opulenti con tannini nobili ed una finezza estrema; hanno un colore rubino tendente al granato ed un profumo di frutta matura, come ciliegia, marasca sotto spirito o susine, misto a profumi speziati e richiami balsamici ed erbacei. Gli abbinamenti ideali, di conseguenza, sono quelli di piatti a base di carne, grassi e proteici, piatti strutturati per "concordare" la carica tannica e la struttura di questi vini.

Da Marchesi Antinori a Poggio alle Querce, scorri in basso e scopri i vini Supertuscan di Bolgheri dell'enoteca Wine Online. 

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